Nelle vacue domande sul luogo esatto per un funerale, sul luogo giusto per una sepoltura, sull'essere o non essere qualcosa, sul tradire un'appartenenza solo perché un percorso di vita porta lontano da dove si è nati, oggi mi domando perché tante persone che conosco, anche le più intelligenti, intendono concetti quali l'appartenenza e la cittadinanza come esclusivi e non agglutinanti?
Mi spiego, io sono nato napoletano e vivo a Parma, non smetto di essere napoletano ma sono felice di sentirmi anche parmigiano, ora vivo tre giorni a settimana a Firenze e, sapevatelo, mi sento anche un po' fiorentino.
Pino Daniele era e continuerà ad essere una voce di Napoli, ma è anche romano e anche orbetellese, se così gli piaceva.
Jamel il mio barbiere è nato tunisino, ma è anche parmigiano perché vive e ci si è integrato da 20 anni, ed è italiano quanto me.
Perché si vede come un problema essere qualcosa in più?
Per me è un problema essere qualcosa in meno.
La cittadinanza, l'accoglienza, l'integrazione sono valori che si sommano nelle esperienze di vita, e un'esperienza non esclude l'altra, anzi la arricchisce.
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