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Il quattro dicembre di un anno fa moriva Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira; figlio di buona famiglia di origini mediorientali, studia e si laurea in medicina ma preferisce giocare a calcio, anche se ha un fisico che lo fa asssomigliare più a un cestista, alto (oltre 1,90) e snello tanto da rendergli il soprannome di: o Magrao - il Magrone.

Sócrates, il dottor Guevara del futebol

Quando nel 1974 inizia la carriera professionistica il Brasile vive in un regime semidittatoriale, il partito comunista è fuorilegge, Lula è un anomino sindacalista metalmeccanico e Dilma Rousseff, non ancora trentenne, sta cercando di rifarsi una vita dopo oltre 1000 giorni di carcere duro per lotta armata.

Sócrates, il dottor Guevara del futebol

Sócrates è un regista nato, la sua abilità, una visione quasi telepatica del gioco e l'ambidestria gli permettono di raggiungere un ampio consenso che lui sfrutta, da ribelle, per dire sempre la sua, senza vergogna o paura di definirsi "uomo di sinistra e un anticapitalista", in lui rivive lo spirito più autentico degli anarchici inglesi che, tra l'otto e il novecento, fondavano club di calcio per usare gli spogliatoi come base politica.

Il futuro capitano della nazionale verdeoro mentre gioca a calcio non smette mai di studiare: filosofia, sociologia, legge, è uomo di azione ma anche di pensiero.

Al Corinthians nell'aprile dell'ottantadue, sfruttando un vuoto nella dirigenza, organizza con Wladimir, Casagrande e Zenon il primo ed unico colpo di stato della storia del calcio: la "Democracia Corintiana", i giocatori decidono autonomamente la formazione e votano con i dirigenti nelle decisioni che riguardano il club.

L'esperimento dura due anni, finisce nel 1984 quando Sócrates e Casagrande lasciano la società, in compenso il Corinthians ha i conti in attivo e nemmeno più un cruzeiro di debito.

Sócrates, il dottor Guevara del futebol

Nel 1984 arriverà in Italia, alla Fiorentina per oltre 5 miliardi di lire, dove subito si farà notare con frasi come: "Non mi interessano automobili, nè case di lusso, nè voglio diventare vecchio accumulando fortune. L’Italia mi interessa perché posso imparare certe cose direttamente sui libri".

Oppure a chi gli chiedeva: "Chi è l'italiano che stima di più, Mazzola o Rivera?", rispose: "Non li conosco. Sono qui per leggere Gramsci in lingua originale e studiare la storia del movimento operaio.".

Dichiarazioni, queste, rilasciate in interviste dove fumava una sigaretta dopo l'altra e che gli valsero il titolo: «Il dottor Guevara del futebol».

Era così Sócrates.

Quella italiana fu una difficle integrazione che non andò a compimento; disorientato da un calcio che 'puntava solo al risultato', senza spettacolo, senza passione, senza pensiero critico; il Dottore tornò in Brasile con la moglie e i quattro figli l'anno successivo.

Da allora non è stato solo il "giocatore più intelligente della storia del calcio brasiliano"(Pelé), è stato anche manager, allenatore, ortopedico, cantante, attore, fumatore e bevitore; ma se non è da certi particolari che si giudica un giocatore, questo Uomo con la faccia e il nome da filosofo oggi ha un suo posto a sedere nel pantheon degli sportivi e con quel sorriso beffardo lotta con Aurelios Zopyros, gareggia con Leonidas di Rodi, corre con Florence Griffith (e la invita a cena), poi palleggia un po' con George Best.

Sócrates, il dottor Guevara del futebol
Tag(s) : #calcio, #stories, #socrates, #lula, #corinthians, #fiorentina

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