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Certe volte faccio un pensiero, cioè se voglio far fare stretching al mio neurone provo a fargli partorire un pensiero, mi impegno, talvolta funziona, poi lascio il pensiero a riposo per un'oretta dopodiché lo vado a riprendere, lo ripenso, lo giro, lo rigiro ... me lo guardo ... quindi quasi sempre lo butto bollandolo come una banalità, ma questo non mi turba perché dopotutto il pensiero era il collaterale dello stretching al neurone.

Poi con somma meraviglia leggo quel mio pensiero riproposto da uno di quegli opinionisti importanti, quelli che hanno un blog sul 'Fatto quotidiano' o sull'Espresso o sul Fuffington (gente di peso, insomma) e leggo ridde di commenti, gente che si accapiglia e arravoglia su quel pensiero, le molteplici letture, i flame o gli endorsement che genera.

E allora mi rendo conto che esiste un mercato parallelo e nascosto dei pensieri, gestito da neuroni traditori che di notte vanno a prendere quello che hai buttato e lo rivendono al migliore offerente.

Il fatto che ci sia qualcuno che acquisti, in questo mercato nero, i miei pensieri, rende una misura della crisi odierna.

E nel pensier mi fingo...

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