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Ragionavo su Don Rodrigo, proprio quello dei Promessi Sposi.


Nell'insegnamento scolastico è generalmente stereotipato nella figura del cattivo tout court, eppure a pensarci bene egli è un Hidalgo spagnolo e le sue azioni sono fortemente condizionate dal codice comportamentale di cui è insieme vittima e portatore.


Un codice che non conosce la parola scusa, che non contiene il condizionale "vorrei", che non ha altro modo di risoluzione del conflitto che non sia quello della prevaricazione.


La sua ratio nei rapporti con l'altro sesso è decisamente più simile a quella dei primi romani che alimentarono la loro popolazione prendendo con la forza le donne dei diretti concorrenti sabini.
Il suo modo di intendere un corteggiamento è più affine ai dettami del "Codice di cultura barbaricina" che non a blandizie di stampo francese.


Nel suo codice Lucia è una preda, da prendere ma anche da amare follemente, con il fuoco latino che contraddistingue un nobile patriarcale spagnolo del diciassettesimo secolo.
Manzoni, per esigenze letterarie, gli rende una morte catartica.


Invece a me piace pensare che si sia salvato, che sia tornato a prendere quello che voleva e che sia fuggito a cavallo fino a Granada con Lucia, prendendola in una notte d'estate tra le volte ad arabeschi dell'Alhambra.


Mi piace pensare che lei si saltata sul quel cavallo dopo neanche un anno di matrimonio, una volta compreso l'errore di aver sposato un operoso ma algido 'piccolo imprenditore' padano, troppo impegnato a far crescere la sua fabbrichetta e incapace di risolvere il proprio rapporto con una madre invasiva.


Putroppo Manzoni non era Dumas.

Don Rodrigo
Tag(s) : #libri

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