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Siccome la media di film che vedo è compresa fra gli X-Men e Pierino la peste ogni tanto tento di alzare la qualità, quindi sono andato a vedere Her.

Her, lo struggente preludio a SkyNet

Her/Lei ha appena vinto un Oscar per la miglior sceneggiatura originale ed è stato scritto e diretto da Spike Jonze, un nome che probabilmente dice poco a tanti visto che non sforna film a manetta ma quando ne fa uno crea un piccolo cult.
Io con Jonze ho un rapporto conflittuale, perché sinceramente uno che senza super mega effettoni riesce a farmi godere un film mi fa incazzare visto che mette in discussione tutti gli archetipi su cui si fonda la mia sana disciplina conservatrice in materia di cinema.

Ora se volete leggere la trama di Her andate su Wikipedia, il tema centrale del film è che il protagonista (Joaquin Phoenix con la faccia da nerd) intraprende una relazione con un sistema di intelligenza artificiale (con la voce di Scarlett Joanson) che si fa chiamare Samantha.

Che già qui i dubbi possono essere tanti: il sistema sviluppa dei sentimenti autonomi o sono le proiezioni del protagonista? Il sistema è governato da un server centrale o è autonomo sui device del proprietario?

Ma poi, nella vita quello che ci comunica la persona che amiamo è realmente ciò che lui/lei vuole esprimere o finiamo per trasformarlo in una proiezione di quello che vorremmo sentirci dire? Quanto inconsciamente siamo portati a raccontarci una realtà comoda e quanto lo facciamo volutamente per quieto vivere?

Tuttavia Jonze disegna uno scenario ancor più problematico ovvero quello in cui inaspettatamente molti accettano questa cosa come naturale, al più una cosa un po' bizzarra. Questo scenario è sviluppato in 126 minuti in maniera così lineare e limpida che in fin dei conti finiamo per accettarlo anche noi.

Fantasia? Roba impossibile da Ray Bradbury?

Beh proiettate la vostra testa 15 anni indietro e pensate quale grado di disagio mentale avreste assegnato a una persona che passa diverse ore della giornata a controllare una serie di eventi virtuali attraverso una tavoletta, perlopiù nera, con un piccolo schermo a colori, all'incirca 12x9cm, poi guardate il vostro smartphone, quindi sputate in aria sulla vostra verticale e aspettate che ritorni.

Her è un incubo sull'alienazione da tecnologia che racconta la fine dell'amore come avviene secondo dinamiche millenarie.

Samantha alla fine si unirà a tutte le altre intelligenze artificiali. Per andar dove? Per fare cosa? Potrebbero diventare Skynet o Matrix, ma poco importa, a quel punto del film sarete presi dai dialoghi intensi, dalle sottili ironie, dai colori accesi, dai giganteschi e grotteschi primipiani, dalle prospettive di vetrocemento a perdita d'occhio; mentre la frustrazione di sentirsi massificati sarà colmata da una colonna sonora perfetta.

Tag(s) : #recensioni, #cinema, #her, #jonze

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