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Lo steampunk al tempo di Richelieu
Lo steampunk al tempo di Richelieu

Ho comprato in edicola Il moschettiere di ferro. C'è tutto quello che piace a un disperato amante del feuilleton e dell'intrattenimento fine a se stesso: è ricco di fonti ma reinventate, smontate, ricostruite e ricollocate; nella trama abbondano i colpi di scena e le improvvise accelerazioni; i sentimenti (il tradimento e la fedeltà prima di tutto) sono assoluti.

Già dal titolo si capisce che la fa da padrone lo spirito del vecchio fanfarone francese, Alexandre Dumas Padre, con i suoi I tre moschettieri e Vent'anni dopo (che secondo me è anche più bello del primo), ma dentro ci sono Collodi, Hugo, i richiami alle leggende ebraiche e ai saperi alchemici pre-illuministi; tuttavia il vero valore aggiunto è la marca steampunk, trasportata almeno un secolo prima rispetto alla classica letteratura di genere, su una scia (qui notevolmente migliorata) del film di P.W.S. Anderson del 2011.

Lo steampunk al tempo di Richelieu

Nell'universo dei moschettieri entrano il potere del vapore e degli ingranaggi, si parano macchine da guerra di terra e d'aria costruite grazie a forze che piegano la natura.

I disegni sono ricchi di movimento, come il racconto originale della folle cavalcata fino a Pas-de-Calais; peccato che tutto che si risolva in "sole" 114 pagine, avrei continuato a leggerlo con gusto almeno per altre due o trecento.

Solo un dubbio alla fine mi fa ben sperare: Richelieu si sarà salvato?

Forse, come tutti i cattivissimi da feuilleton che si rispettano, avrà avuto una via d'uscita nascosta. Ma questo gli autori non te lo dicono, altrimenti il divertimento dov'è?

Il moschettiere di ferro,

Giovanni Gualdoni (soggetto e sceneggiatura)

Giorgio Pontrelli (disegni)

Sergio Bonelli Editore, Italia, 2013

Tag(s) : #fumetti, #recensioni, #steampunk, #bonelli, #dumas

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